
Cori razzisti contro Napoli, c'è bisogno di un segnale
All'Olimpico di Roma è andata in scena l'ennesima puntata di un becero e ignorante razzismo. Questa strisciante piaga sta prendendo piede sempre di più e sta quasi diventando una abitudine non solo per chi offende, ma anche per chi è offeso. Cè una parte dei tifosi napoletani ormai assuefatta, che quasi in silenzio subisce unoffesa che spesso va oltre ogni limite. La sola indignazione però, spesso, non basta e deve essere accompagnata, evidentemente, da qualcosaltro. Cè bisogno di un segnale forte da parte della società e dei suoi esponenti.
Ad esempio, sarebbe bello se Edy Reja, uno che a Napoli ha lasciato un segno indelebile, prima di parlare della partita e del risultato facesse un appunto a quelli che oggi sono i suoi tifosi, chiedendo di finirla con questo malcostume che non ha senso gridare dagli spalti Vesuvio lavali col fuoco o Noi non siamo Napoletani o addirittura Senti che puzza
. La FIGC, come ricorda anche Angelo Forgione fondatore del Movimento V.A.N.T.O., esiste una norma precisa contro questi episodi e che deroga ogni responsabilità alle società. Questa norma, a oggi, senza una spiegazione viene presa in considerazione solo nei casi di cori, striscioni o atti di razzismo verso i giocatori di colore.
Viene da sé che il napoletano ha la stessa dignità e gli stessi diritti dei calciatori neri. Gli esempi di Etoo (bersaglio anche in Spagna) e Balotelli sono solo gli ultimi nel nostro campionato, ma deve essere chiaro che non deve esistere, come troppo spesso succede, un razzismo di serie A e uno di serie B. La discriminazione è un atto deprecabile a 360 gradi.
Sono innumerevoli gli episodi paragonabili a quelli di domenica a Roma (li abbiamo subiti anche oltre i confini italiani, a Liverpool); sarebbe dunque utile che in primis la società si faccia sentire anche tramite qualche azione forte. Basti ricordare che si è arrivati alla creazione della norma sopra indicata e anche alla sospensione di qualche partita per cori razzisti dopo che, anni fa, un calciatore del Messina (Mark Zoro) durante una partita di Serie A, fu bersagliato da cori e ululati per il suo colore della pelle e senza che ci fosse una legge che tutelasse quei diritti in un campo di calcio si tolse la maglietta e bloccò la partita. Grazie a quel modo di fare ci fu la presa di coscienza di un problema vecchissimo ma di cui nessuno mai si era impegnato. E ora che anche Napoli abbia il suo Zoro , così che il vile attacco razzista contro Napoli venga punito e che il diritto a non ricevere offese discriminatorie venga trattato per tutti alla stessa stregua.
tuttonapoli
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