
Cannavaro: Io un ragazzino. Vincere tutto con il Napoli
Intervista esclusiva con il difensore azzurro. Prima la Lazio, poi il Manchester City al San Paolo Il capitano azzurro irrompe alla vigilia con parole forti: «Nel 2015 avrò 34 anni: cosa volete che siano... Ora sono in Champions e me la voglio godere. Ci aspetta un mese intenso ma noi siamo preparati. Sappiamo di entrare in una fase cruciale, vedremo»
Oltre la pineta, il mare che bagna Napoli è una lastra luminosa, un letto placido e cangiante, il focolare domestico in cui scaldarsi, lasciandosi baciare dal sole. La vita è una favola meravigliosa da vivere all’ombra di se stesso, dei desideri più intimistici, della felicità più personale: e in quelle onde in cui lasciarsi andare, facendosi cullare dalla fantasia, c’è lo specchio di una esistenza inseguita da fanciullo. Buongiorno, Napoli, ripetuto all’infinito andando incontro alla Lazio e poi al Manchester City, all’Atalanta e poi alla Juventus, al Novara e al Villarreal, al Lecce e poi alla Roma e al Genoa, in questa prova del nove che in realtà è una prova del fuoco, in questo microspazio in cui c’è racchiuso l’universo di Paolo Cannavaro, il «pallone d’argento» de la loggetta, la bandiera che sventola lieve e fiera e guarda in lontananza: l’Italia, l’Europa. Un panorama mozzafiato!
Cannavaro, v’aspetta un bel mese...
«Ma noi siamo preparati, lo affrontiamo con la giusta determinazione, ragionando di partita in partita. Cercheremo le motivazioni, le troveremo: sappiamo di entrare in una fase cruciale della stagione».
La Lazio, il Manchester, l’Atalanta, la Juventus....
«So bene che dall’esterno si procede diversamente, ma i calciatori hanno una lettura personale delle vicende: noi per il momento siamo attenti alla Lazio, ci concentriamo sulla sua forza. Nei nostri discorsi, il Manchester verrà dopo».
E però è già lì, tra una settimana...
«Ma sabato affrontiamo una delle più serie candidate per lo scudetto. Un’avversaria che ha dimostrato di avere giocatori di qualità enorme. Quel Klose, tanto per fare un nome, mette paura. A me piace da sempre, perché riesce a farsi notare nel momento giusto: zac e la butta dentro».
Un salto all’indietro, capitano: l’Allianz Arena le manca?
«Se ci ripenso, sto male. I miei compagni «Ci aspetta un mese intenso ma noi siamo preparati. Sappiamo di entrare in una fase cruciale, vedremo»lì a giocare e io a casa, sul divano, a guardare la partita. Con Gargano ho condiviso la malinconia di quel momento, ci siamo inviati sms a raffica. Ci sono gare che sogni di vivere da protagonista per una vita e che poi ti sfilano via dalle mani quando le stai per afferrare. Ma ormai è acqua passata».
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