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Zola sicuro: Lo scudetto? Un affare fra Milan e Napoli
Inviato da: Amido 27.10.2011




Zola sicuro: Lo scudetto? Un affare fra Milan e Napoli

Il grande campione, che aspetta una nuova chance da allenatore, da Londra fa le carte al campionato: «I rossoneri sono abituati a vincere e Allegri s’è inserito in fretta. Mazzarri ha idee nuove e un organico super

Il mondo osservato da Piccadilly Circus è una palla ingovernabile che schizza impazzita: e per domare la traiettoria imprevedibile d’un calcio che sfugge di mano ai pronostici, il rifugio naturale è in quel talento impareggiabile estrapolato dal magic box. Ladies & gentlmen, signore e signori: il made in Italy che resta impresso come un timbro nella memoria è una veronica strappapplausi, l’effetto speciale di finte e controfinte, un galantuomo eletto a sir, un artista e un pensatore nato fine dicitore, dribbling e prodezze genuine come il fluido emanato in una vita da Gianfranco Zola. La Sardegna d’amare, lo spot per gli esteti del football, è nel funambolismo senza frontiere esportato partendo da Oliena, attraversando Sassari e offerto al Napoli, al Parma, al Chelsea, e poi riconsegnato al suo Cagliari per un degno congedo da figliol prodigo: e in quel girovagare a testa alta, lo stupore s’è alimentato sistematicamente d’un effetto (ma anche di un affetto popolare) assai speciale. Il calcio analizzato al microscopio d’un uomo divenuto un totem lasciandogli - e per sempre - la 25 del Chelsea addosso, eleggendolo miglior calciatore dei blues di tutti i tempi, inserendolo tra i top ten del calcio britannico, riservandogli l’onorificenza di membro dell’Ordine dell’Impero Britannico dalla regina Elisabetta, è un universo messo a nudo da un Re che non fa mistero di sé e delle sue passioni. Let’s go, Sua Maestà, a spasso nel pallone...

Zola, lo sa che al calcio manca un uomo come lei?
«Posso ringraziare e ammettere che il calcio comincia a mancare un pochino anche a me. Ogni tanto staccare la spina è salutare: sto guardando partite su partite, mi aggiorno, però adesso avverto la necessità dell’adrenalina».

Squadra di club o Nazionale?
«C’è tempo per fare il selezionatore, eventualmente. Ora l’esigenza è di sentirsi partecipe di un progetto, di dare un’impronta personale: un allenatore ha responsabilità diverse ma quotidiane, può incidere e sentirsi appagato per quel che fa in misura maggiore rispetto ad un Ct, ahimè destinato soprattutto alla gestione degli uomini».

Italia o Inghilterra?
«Ormai ho messo le radici a Londra, la famiglia è qui, i ragazzi si sono inseriti magnificamente in una città straordinaria e con un senso civico di riguardo. Però quando si sceglie una professione come la mia, che è meravigliosa, non si possono porre steccati: sarò pronto, ovunque mi chiamino».

Visto dal Big Ben, il calcio italiano come se la passa?
«Non benissimo, ma neanche malissimo. Certo, i favolosi anni ‘90 sono lontani, ma ci sono cicli che iniziano e finiscono. Bisogna essere bravi poi nel ricominciare. Stiamo vivendo quella fase di mezzo, se così si può dire: ma i segnali sono incoraggianti, la Nazionale ha conquistato simpatia e ci sono società che hanno avviato un percorso nuovo».

Se la passano meglio altrove, comunque....
«Confesso che in Premier c’è da divertirsi: su dieci partite, otto sono di ottimo livello, interessanti ed avvincenti. Il clima e l’atmosfera dello stadio contribuiscono, ma è la loro tendenza a cercare e a trovare il ritmo alto, a giocare sempre in pressione che spinge ad appassionarsi. In Spagna ci sono soprattutto due grandissime realtà; in Germania il Bayern si stacca dalla media.... Insomma, l’Inghilterra è un pelino avanti ed è difficile annoiarsi, mi creda».

Restiamo in Patria, Zola....
«Ora si può solo migliorare. E qualcosa sta già accadendo. L’Udinese prima non è un miracolo, ma un premio alla famiglia Pozzo, dirigenti tra i migliori in circolazione, e ad un allenatore come Guidolin, che ha storia e qualità, che insegue il bel gioco innanzitutto. E il Napoli lassù ormai è una certezza, perché sta pronendo un calcio nuovo. Così come la Roma che ha addirittura scelto di rivoluzionare una filosofia».

Brutalmente, Zola, e per farle guadagnare subito dei «nemici»: lo scudetto è un affare per....?
«Così, di slancio, mi sembra che la sfida possa essere tra il Napoli e il Milan, tra chi sta insistendo sul proprio progetto e su chi ha comunque l’abitudine a vincere, un organico di rispetto e un allenatore, Allegri, capace di inserirsi con immediatezza in una struttura così imponente. Mazzarri sta proponendo qualcosa di nuovo, di interessante: è reduce da un terzo posto, sta facendo benissimo in Champions, ha un organico più ricco. Il Napoli - inteso nella globalità - ha cominciato a dare una scossa, progettando. Poi mi intriga e non poco la Roma: l’arrivo di Franco Baldini, uno dei più grossi conoscitori di calcio internazionale, sa di garanzia. E non ignorerei la Lazio. La Juventus è in fase di costruzione, l’Inter ha giocatori di livello però è in ritardo».

Mai sentito qualcuno parlar male di lei, Zola: ma quando Reja la cita, si illumina...
«Reja per me è un uomo speciale. A Cagliari venne e fece la differenza, aiutandoci a vincere un campionato che pareva irraggiungibile. Non mi stupisce che stia conquistando i tifosi della Lazio, semmai mi stupivano le critiche precedenti. Sta ottenendo soddisfazioni che avrebbe meritato molto prima. Lotterà sino alla fine tra le big».

L’Oscar innovativo l’ha già consegnato alla Roma
«Il rientro di Baldini è una fortuna per l’intero calcio italiano.
Sono curioso, non so come andrà a finire, però la diversità va apprezzata: la Roma, ne parlavo con Fulvio Marrucco, che è il mio avvocato ma anche il mio amico che guarda molto all’estero, si gioverà delle conoscenze di un personaggio che ha già scelto di essere alternativo, ma non per il gusto di esserlo».

L’Inter dà segni di ripresa...
«Ranieri è uno che non molla, però non so se farà in tempo a rimettere in piedi completamente la situazio ne. Non è semplice, anche se i mezzi, inteso come uomini e società, non gli mancano».

Chi s’è rimessa in discussione è stata pure la Juventus...
«Sono attratto dalla scelta e Conte ha idee chiarissime che sembrano un marchio, un certificato. Ma lasciamogli il tempo di dare un’identità alla squadra: in Italia, purtroppo, si va sempre di fretta. E anche nel calcio c’è bisogno di un’adeguata dose di pazienza».

Un salto in giro per il mondo: in Inghilterra comanda Mancini...
«La nostra scuola di allenatori lascia il segno: prima di lui, Ancelotti e Capello, Trapattoni e anche Zaccheroni in Giappone. Direi che esportiamo uomini di grandissimo spessore e ciò rappresenta la testimonianza della nostra vivacità. Il Manchester City è diventata una realtà e la vittoria sul Manchester United infonderà ulteriore coraggio ad una squadra che si sta imponendo gradualmente».

Il Bayern sta dominando dall’alto di una quadratura esemplare....
«Sono rimasto colpito dalla semplicità con cui giocano e dal livello di calcio che sono stati capaci di esprimere. A Napoli mi hanno stupito, grandissima squadra, seconda solo al Barcellona per autorevolezza e ciò conferisce maggior peso al pareggio conquistato dagli uomini di Mazzarri. E poi c’è da aggiungere altro, per completare il discorso sulle capacità dei tedeschi: in Germania è da un po’ che i giovani vengono su bene e, alla distanza, emergono. C’è un lavoro alle spalle».

Un giochino semplice semplice: chi vincerà la Premier?
«Penso il Chelsea, che sta acquisendo la mentalità di Villas Boas. Ha perso con il Qpr, domenica, ma ha giocato in nove e non meritava. Gioca un buon calcio, ha un organico di assoluto rispetto: lo vedo favorito».

Chi vince la Liga in Spagna?
«Lo dico da un po’: per me è l’anno del Real Madrid, che sta crescendo e sta offrendo anche spettacolo. Il Barcellona è da applausi, ma Mourinho stavolta può farcela: la prima stagione non poteva essere semplice, la seconda mi sembra di spessore e quest’avvio suggerisce di crederci».

In Francia e in Germania?
«Seguo poco il calcio francese per poter risultare attendibile, ma d’istinto rispondo Psg, per simpatia verso Leonardo, che ormai è un italiano dentro. I tedeschi, invece, credo abbiano già capito che il Bayern non si batte o si può battere assai faticosamente».

Ora che fa, torna al golf?
«Mi aiuta a rilassarmi, mi tiene allenato, mi diverte. Però ho tutti i canali calcio attivi, osservo, sono uno spettatore interessato».

Il suo modulo ideale, tanto per dare i numeri...
«Come diceva Oronzo Canà, il 4-4-3 è il sistema migliore. Seriamente, invece, io resto legato al 4-3-2-1; però m’è piaciuta molto la Germania in Sud Africa, con i due mediani davanti alla difesa. Il modulo è importante, ci mancherebbe altro, ma vale molto di più l’interpretazione dello stesso».

Detto da un uomo del suo talento...
«Serve anche quello e più ce n’è meglio è per tutti. Però dev’esserci un solco e qualcuno che lo tracci. Un allenatore è un uomo-guida, indica il senso di marcia, la direzione. Io, nella mia esperienza al West Ham, pur con le difficoltà che ognuno può incontrare, chiedevo ai ragazzi di provare innanzitutto a giocare: spero di esserci riuscito. Mi piace che si noti la mano».

Vent’anni fa, Napoli: c’era Maradona, poi venne su l’erede...
«Lei vuole mischiare il sacro con il profano. Io ho avuto la fortuna di poter giocare al fianco del più grande di tutti i tempi, l’uomo che ha poi oscurato ogni altro interprete».

Oltre Messi, chi la seduce in questo terzo Millennio?
«Comincio guardando fuori dal Bel Paese: sono impressionato da Mata e ogni volta che lo vedo mi piace sempre di più. Devo dire che Rooney ormai sembra una citazione scontata, però concede sempre qualche motivo nuovo per applaudirlo. E nel Manchester City chi sta incidendo tanto è David Silva, ma mi pare se ne parli poco o meno di altri».

Gli italiani da raccontare...
«Giuseppe Rossi ha sempre avuto le stimmate del campione. Capacità tecnica ma anche etica del lavoro. Un’attitudine naturale. L’ho conosciuto ragazzino, si capiva ad occhio nudo. E ora Giovinco sta conquistando spazio per spregiudicatezza e maturità: è cresciuto, sta migliorando e ancora può farlo, può fare grossi progressi. Ma voglio spendere una parola per Cassano: è tornato».

E Gianfranco Zola quando torna?
«Non c’è fretta, ma forse è giunto il momento. Io resto in fiduciosa attesa del cosiddetto progetto, non mi interessa allenare solo per avere una panchina: dietro un impegno, dev’esserci una tentazione, un disegno. Sono caldo, se è questo che le interessa sapere...»


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