
Aguero: «Al City per fare come Maradona a Napoli»
Mancini, tecnico del Manchester City: «Gli azzurri? Per noi è importante accedere agli ottavi ma è un girone molto difficile, tutte le squadre possono vincerlo o terminare all'ultimo posto»
Il Barcellona è ancora lontano, e Roberto Mancini chiede tempo, ma l'avvio di stagione del Manchester City resta impressionante, una macchina da gol sempre più letale di partita in partita. Quattro vittorie in altrettante uscite, 15 gol all'attivo (quasi quattro di media a partita), occasioni da rete a grappoli, una superiorità sulle avversarie di giornata fin qui schiacciante. Lo strapotere del City sul mercato (anche quest'anno sono stati investiti 85 milioni) finalmente si riflette anche in campo. Perchè se da tempo il City non è più una stucchevole e capricciosa collezione di campioni (lo scorso anno ha vinto la Fa Cup), adesso ha l'identità di uno squadrone. Consapevole della sua forza, compiaciuta nel suo talento, spregiudicata, a tratti debordante. Soprattutto in attacco, dove può disporre di un'abbondanza di alternative da fare invidia. Sabato contro il Wigan Mancini ha lasciato a riposo Edin Dzeko, al suo posto ha fatto il suo debutto stagionale dal primo minuto Carlos Tevez. E per la prima di Mario Balotelli in questa Premier League, dopo tre panchine di fila, si è dovuto attendere la metà della ripresa. Quando Sergio Aguero aveva già chiuso la pratica con la sua tripletta (sei gol come Dzeko). Ma Mancini, incontentabile perfezionista, dopo l'ultima uscita domestica si è soffermato sui dettagli, preferendo spegnere sul nascere ogni facile entusiasmo. Perchè tra una squadra già fortissima ed una vincente la differenza è sottile non meno che cruciale, l'attitudine mentale, l'abitudine alla vittoria, la costanza di (alto) rendimento. Partita dopo partita, a prescindere dall'avversario.
MANCINI - Quella tensione mentale di chi non spreca le occasioni sottoporta nè concede gol facili. Ed è questo l'ultimo limite da superare, perchè in Community Shield i Citizens si sono fatti rimontare due gol dallo United, e anche sabato, nonostante l'enorme divario, il Wigan è rimasto in partita per un tempo graziato dalla generosità del City. "Il nostro obiettivo è migliorare, in Premier League come in Champions League - le parole di Mancini -. Questo gruppo lavora assieme da due mesi, alcuni sono appena arrivati. La società ha comprato calciatori importanti che si stanno impegnando duramente. Ma abbiamo bisogno di tempo per crescere". Mercoledì a Manchester, sfida tra debuttanti nell'Europa che conta, le terze forze (dell'ultima stagione) di Premier League e Serie A a confronto. "Per noi è importante accedere agli ottavi ma è un girone molto difficile, tutte le squadre possono vincerlo o terminare all'ultimo posto. E rispetto al campionato, in Champions non c'è tempo per recuperare", l'ammonimento di Mancini. Contro il Napoli scontato l'impiego dal primo minuto di Samir Nasri, che giocherà con un tutore alla mano, e il ritorno da titolare di Dzeko. L'unico dubbio è legato a Gareth Barry, rientrato malconcio dagli impegni con la nazionale.
COME MARADONA - Attenzione ad Aguero, che si è subito ambientato ed è il genero di Diego Maradona: non per questo farà sconti al Napoli di cui suo suocero è tuttora la divinità vivente e farà quindi di tutto per dargli un dispiacere. Intanto l'attaccante argentino predica la prudenza e allontana i paragoni ingombranti: "Noi come il Barcellona? Loro giocano assieme da anni, noi abbiamo cominciato. Ma anche noi abbiamo giocatori di qualità che sanno trattare la palla. È importante nel calcio moderno saper mantenere il possesso palla e accelerare all'improvviso. Voglio fare al City quello che Maradona ha fatto al Napoli".
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