
Allegri: «Milan, stai attento Napoli e Lazio da scudetto»
Il tecnico campione d'Italia, a pochi giorni dal via della nuova stagione, presenta il torneo che verrà tra idee, valutazioni, convinzioni da numero uno: «Sia biancocelesti che azzurri si sono rafforzati. L'Inter? Sostituire Eto’o sarà dura. La Juve? Conte lavora sul gioco di Del Neri: è un 4-4-2 anche il suo. Non prometto a Prandelli di impiegare tanto Cassano, ma sono contento di Antonio. La nuova Roma? Normale che abbia difficoltà. Totti l'ho visto magro: è senza paragoni. Champions? Solo il Barça è più forte»
«Nel calcio va di moda la parola "progetto", così come piace a tutti parlare di numeri, il 4-4-2, il 4-3-3, il 4-2-3-1. Ecco, io sono contro la parola "progetto" e alla storia dei numeri». «Che vuol dire coppia di centrali difensivi? Per me non ci sono due centrali, ma un libero e uno stopper». «Marchisio? Grande giocatore, è un numero 8». Dove siamo tornati, al calcio degli anni Settanta? A parte che questa è musica per le nostre vecchie orecchie, le virgolette in questione appartengono a Massimiliano Allegri, allenatore della squadra campione d’Italia, ma soprattutto allenatore di una squadra che lui ha saputo cambiare e rifondare in corsa, seguendo le sue idee. A Milanello, laboratorio del calcio sacchiano, si sono ristabiliti termini che sembravano in disuso. Qui Abate si chiama terzino destro, non esterno basso. E non è solo un particolare da vocabolario calcistico. Allegri parla del calcio che conosce e produce un calcio che è fatto di equilibrio, di concretezza, di muscoli e di tecnica: non sarà (non può esserlo) il Milan spettacolo di Ancelotti, ma nemmeno questo Milan gioca male. È un ragazzo di 44 anni che non ci sta a tradire le origini, né quelle geografiche (che è livornese si capisce in un attimo e non solo dall’accento spiccato), né quelle del pallone.
È lui, il tecnico con lo scudetto, a raccontarci il prossimo campionato. Lo fa senza dimenticarsi delle battute. Se Berlusconi dice che vede il Milan con Cassano dietro a Ibrahimovic e Pato, lui risponde che va bene, anzi, benissimo col punto esclamativo, tanto poi fa come gli sembra giusto. Anche Ronaldinho era un pupillo del premier. Ora è a casa.
Massimiliano Allegri, allenatore della squadra campione d’Italia. Spetta a lei presentare il nuovo campionato
«Partiamo con lo scudetto sul petto e sarà diverso rispetto all’anno scorso. Non tanto perché siamo favoriti, quanto perché abbiamo una base che la squadra conosce già. Ora il Milan deve migliorare alcune fasi del suo gioco. Ma la vera differenza è l’autostima che rispetto all’anno scorso è aumentata. Sembra poco, ma invece conta».
Fino a questo momento, il mercato ha portato via un fenomeno all’Inter e non ha aggiunto grandi campioni al Milan. Vuol dire che Napoli e Lazio, che si sono rafforzate sul serio, sono più vicine alle due milanesi?
«La Lazio ha lavorato benissimo sul mercato e si è rafforzata molto. Il Napoli l’anno scorso ha fatto molto bene e quest’anno ha messo dentro Santana, Britos e Donadel che sono buoni rincalzi, oltre a Inler e Dzemaili che sono ottimi giocatori, ha allargato la rosa e quindi deve essere per forza protagonista del campionato».
Napoli e Lazio da scudetto?
«Lotteranno per lo scudetto. La Lazio ha fatto un grande colpo con Klose e poi ha un giocatore fortissimo, come Hernanes, che ha ancora la possibilità di crescere».
Il Napoli ne ha presi 5 dal Barcellona
«Vuol dire poco. A livello internazionale ci vuole esperienza e poi il Barça è più avanti come condizione».
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