
Il Mattino - Rossi o Pastore, il Napoli si prepara all'addio di Lavezzi
Sul far della sera, dopo un giorno e mezzo di allusioni sulla voglia di Premier League di Lavezzi, il suo procuratore Mazzoni si è stizzito. Lui non ha nessuna voglia di andar via, ha chiarito. Già: il manager dell’argentino sta passando le sue ore a smentire. Nega persino di essere stato a Londra pochi giorni fa per incontrare gli emissari dello sceicco Mansour, il proprietario del Manchester City e quelli dell’Arsenal che, scrivono i siti inglesi, per il dopo-Fabregas sono abbagliati dal talento del Pocho. Lo fa perché non ha nessuna intenzione di rompere con De Laurentiis: Mazzoni, infatti, sta cercando di chiudere con il Napoli un’altra operazione, quella di Erik Lamela, il fantasista di 19 anni che tanto somiglia a Kakà. L’agente (e come lui, anche altri) sta facendo da tramite con il River Plate, cercando di smussare la differenza tra la domanda di Passarella (15 milioni) e l’offerta del club azzurro (poco più di 10). E così, messo tra due fuochi, non vuole ammettere che il City e i Gunners non considerano da capogiro i 31 milioni della clausola rescissoria. Prima di dare il suo sì al trasferimento, però, vorrebbe che il Napoli sia d’accordo. Una sorta di separazione consensuale, senza strappi e litigi. E magari con un piccolo sconto agli inglesi. Chi ha più fretta di tutti sembrano quelli del City. Carlitos Tevez ieri ha annunciato di voler lasciare l’Inghilterra per stare più vicino alla famiglia: «Mi mancano le mie bambine», ha scritto in una lettera inviata ai tabloid. Il Manchester, a quanto pare, sembra sia abbagliato anche dal solito Aguero. A questo punto, per il Napoli, non si tratta solo di ipotizzare un piano B (quello in caso di addio di Marek Hamsik) ma persino a un piano C. Già, chi l’erede del Pocho in caso di fuga nel Regno Unito? «Rossi al Napoli è un sogno. Ma chi lo ha detto che i sogni non si avverino. Lui sarebbe felice, mi ha sempre espresso il gradimento per la città e il club. Se De Laurentiis ci chiama...». Ad aprire lo spiraglio, Federico Pastorello, manager del’americanino del Villarreal che proprio ieri ha incontrato Giuseppe Marotta, il dg della Juventus.
«Sia chiaro, non mi preoccupa un eventuale accordo con il club spagnolo - dice - ne ho già parlato qualche tempo fa con il Napoli: solo che l’ingaggio di Giuseppe è elevato, superiore all’attuale tetto fissato da De Laurentiis». Rossi è l’oggetto del desiderio dei club di metà Europa: si può prendere, Pepito, con 30 milioni al Villarreal (guarda caso, proprio i soldi della clausola di Lavezzi) e 3,5 netti all’anno per l’azzurro. E con una soddisfazione in più: realizzare l’impresa di riportarlo in Italia. Immutata, poi, la voglia per El Flaco Pastore: solo che per lui ne servirebbero addirittura cinquanta di milioni. Zamparini ne è convinto. O, almeno, fa finta di esserlo. «Chi vuole Javier sa quanto deve spendere». E Marcelo Simonian, manager del trequartista argentino impegnato in Coppa America, gli tiene botta. Tutto dipende, si sa, da Marek Hamsik: per adesso la trattativa è soltanto mediatica. Una specie di braccio di ferro a distanza tra il Milan e il Napoli. Decisiva la volontà dello slovacco. Insomma, l’unica cosa certa, al Napoli, è l’assenza di certezze. Al Napoli piace Mariga e viceversa mentre Miguel Britos si allontana: il Bologna è pronto a dire di sì all’offerta del Lione anche se Maurizio Setti, vicepresidente promette: «Il Napoli è fermo a 9 milioni, a 10 firmiamo con loro». Nessuna novità su Inler. Larini, il ds dell’Udinese, gli manda l’ennesimo ultimatum: «O firma entro sabato o resta con noi». E a quel punto Bigon si lancerà su Wilson Palacios, l’honduregno del Tottenham: dopo il via libera al secondo extra-comunitario del Consiglio Federale non dovrà più attendere la cessione di Sosa (richiesto dall’Estudiantes). Rinuncia quasi definitiva a Vidal: il cileno, che l’altra notte ha segnato un gran gol contro il Messico, vuole un quadriennale da 2,8. Impossibile accontentarlo. Voci su un possibile scambio con il Torino: per arrivare a Rolando Bianchi, spunta il nome di Mannini.
Fonte: Il Mattino
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